



Dopo
varie traversie che hanno portato alla chiusura del Garage Musicale “cartaceo”,
la serranda
più arrugginita e rockettara d’Italia si alza nuovamente per svelare
la prima band ospite della nuova
versione online della rubrica dedicata ai talenti musicali più o meno
nascosti tra le grigie nebbie
padane. Il gruppo in questione incarna perfettamente la filosofia “compromessi
zero” del Garage
Musicale, dedito com’è a un genere tanto fuori moda quanto culturalmente
interessante e di ricerca
come il rock progressivo: signore e signori, ecco a voi gli Ego.
Il trio varesino, attivo da un anno con l’attuale formazione ma con un
degno bagaglio di esperienze
musicali alle spalle, esplora universi sonori tipici degli anni ’70, prendendo
spunto dalla lezione dei
grandi esponenti Italiani del prog che, in quel periodo, facevano scuola in
tutto il mondo. Le Orme,
il Banco, la PFM e i Goblin sono i riferimenti dai quali gli Ego partono per
elaborare una complessa
architettura musicale (e strumentale, in quanto non hanno un cantante per precisa
scelta stilistica)
che disegna veri e propri paesaggi futuristici, utilizzando a piene mani cambi
di tempo, sonorità
synth, flauti e violini sognanti, il tutto condito con campioni di comizi e
manifestazioni di piazza dei
cosiddetti “anni di piombo”. Il primo parto discografico, l’omonimo
CD “Ego”, consta di 5 tracce
che scorrono come altrettante colonne sonore, ora incalzanti ora delicate, sempre
estremamente
descrittive; del resto in una delle precedenti incarnazioni la band si dedicava
a cover delle più
famose colonne sonore del cinema horror, esperienza di cui si sente sicuramente
l’eco nel lavoro
attuale.
La proposta musicale non è certo di facile presa, ma ciò non sembra
impensierire i tre
polistrumentisti Daniele Mentasti (basso, trombone, VCS3), Pierluigi Caramel
(tastiere, flauto
traverso, violino) e Sergio Iannella (batteria, percussioni), che vanno dritti
per la loro strada senza
curarsi minimamente di qualsivoglia trend attuale, e brani come la possente
“Cielo di piombo” o la
suite “Fantasia architettonica” dimostrano tutte le loro capacità.